Casa di Riposo per Musicisti
L'ultima straordinaria opera di Giuseppe Verdi
Giuseppe Verdi, che di presentazioni davvero non ha bisogno, fu un personaggio amatissimo dalla popolazione milanese, al punto da portare i cittadini a fare di tutto perché il suo ultimo riposo andasse al meglio. Alla sua morte, il 27 gennaio 1901, il celebre compositore fu tumulato nel Cimitero Monumentale, accanto alla moglie, dove già riposava (e riposa tuttora) Alessandro Manzoni. Poche settimane dopo, il 27 febbraio, fu però traslato in quella che può essere considerata come il suo capolavoro postumo: la Casa di Riposo per Musicisti, un vero e proprio ospizio per gli artisti meno fortunati che il Maestro pagò con i proventi delle sue opere. Volutamente stabilì di inaugurarla solo dopo la sua dipartita (era pronta già nel 1899, firmata dall’architetto Camillo Boito, fratello del musicista Arrigo che era stato librettista dell’Otello e del Falstaff), per evitare di sembrare autocelebrativo e per non farsi ringraziare da chi ne avrebbe beneficiato.
Verdi aveva comprato il terreno, allora in aperta periferia, nel 1889. Quando Boito gli presentò il primo progetto con la scritta “Ricovero per musicisti”, la cancellò: quella doveva essere una casa, e chi ci viveva un ospite, non un ricoverato. Nel testamento le lasciò parte del patrimonio e i diritti d’autore delle sue opere, e all’amico scultore Giulio Monteverde confidò che era «l’opera mia più bella». I primi nove ospiti entrarono il 10 ottobre 1902, il giorno del suo compleanno.
Oltre il cortile del palazzo si trova oggi la cripta con le spoglie di Verdi e della sua seconda moglie (e consigliera di una vita) Giuseppina Strepponi, il soprano che nel 1842 era stata la prima Abigaille del Nabucco. Era stata lei, prima di morire nel 1897, a chiedere al marito una cappella per gli ospiti. I mosaici della cripta, su disegno di Lodovico Pogliaghi, furono completati dopo la morte di Verdi anche grazie al denaro di un’altra primadonna, Teresa Stolz, amica intima del Maestro. La cripta è regolarmente visitabile, tutti i giorni dalle 8.30 alle 18, e si entra senza biglietto. Le sale museali, con il ritratto di Verdi dipinto da Giovanni Boldini e i busti dei coniugi scolpiti da Vincenzo Gemito, sono aperte solo su prenotazione.
Dalla sua apertura la Casa ha ospitato più di mille artisti. Dal 1998 accoglie anche giovani studenti di musica, che vivono accanto ai vecchi cantanti e strumentisti. Nel 1984 il regista svizzero Daniel Schmid ci girò Il bacio di Tosca, un documentario diventato di culto tra gli appassionati d’opera, con i soprani e i tenori ospiti che rimettono in scena i ruoli di una vita. Alla Casa si è ispirata anche la commedia Quartet di Ronald Harwood. Esauriti da tempo i diritti d’autore, la Casa vive di lasciti, donazioni e investimenti, mentre i contributi pubblici coprono una parte minima delle spese.
Baround tip - La Casa di Riposo si trova dunque in una piazza dedicata a un altro genio d’arte, per quanto in altra disciplina: Michelangelo Buonarroti. Al centro c’è la statua di Verdi in bronzo, scolpita da Enrico Butti nel 1913. E per far riposare entrambe le leggende l’una accanto all’altra, qualcuno ha deciso di immortalarli insieme sulla facciata di un palazzo poco distante, in via Michelangelo Buonarroti 20.