Biblioteca Braidense
La perla del sapere
Un’autentica perla, custodita nel meraviglioso Palazzo di Brera proprio accanto alla Pinacoteca (LINK). La Biblioteca Braidense fu voluta dall’illuminata Maria Teresa d’Austria, cui è dedicata la sala principale, con un rescritto dell’8 ottobre 1770 la destinò all’uso pubblico perché l’Ambrosiana (LINK) era ricca di manoscritti ma povera di libri a stampa. Aprì nel 1786 con il nome di Imperialis Regia Bibliotheca Mediolanensis e già allora contava circa 80.000 volumi.
Nei vent’anni precedenti si era provveduto a raccogliere le collezioni private del conte Carlo Pertusati, circa 24.000 volumi comprati dalla Congregazione di Stato nel 1763 per regalarla all’arciduca Ferdinando, figlio dell’imperatrice, e del medico svizzero Albrecht von Haller, professore a Gottinga, acquistata nel 1778 per volere di Giuseppe II: altri 15.000 volumi, più un erbario che le campagne napoleoniche si portarono poi a Parigi. Si aggiunsero le biblioteche dei Gesuiti, che con la soppressione dell’Ordine nel 1773 lasciarono allo Stato anche il palazzo. Oggi la Biblioteca conta oltre un milione e mezzo di volumi, un patrimonio di smisurato valore che abbraccia qualsiasi branca dello scibile, arricchito anche dal diritto di stampa che dal 1788 obbliga gli stampatori a consegnare alla biblioteca una copia di qualsiasi loro prodotto (dal 1910, solo gli editori nella provincia di Milano). Come ci ha detto l’archivista: «Da Dante a Fabio Volo, qui abbiamo tutto».
Il gioiello è senza dubbio il Fondo Manzoniano, raccolta di manoscritti, appunti e opere del Maestro, arrivata qui appena dodici anni dopo la sua morte. Fu un dono di Pietro Brambilla, banchiere triestino, Senatore del Regno d’Italia e marito di Vittoria Manzoni, nipote di Alessandro. Nel luglio del 1885 Brambilla offrì le carte di famiglia al prefetto Isaia Ghiron a una condizione: che il Manzoni avesse una sala tutta sua. Ghiron colse l’occasione per chiedere autografi a chiunque ne possedesse, e il 5 novembre 1886, alla presenza dei sovrani, fu inaugurata la Sala Manzoniana allestita da Lodovico Pogliaghi. Tra le carte ci sono le prime stesure dei Promessi sposi (LINK) e del Cinque maggio, e 550 libri della biblioteca personale dello scrittore, duecento dei quali fitti di postille. Durante la guerra il fondo fu messo al riparo nell’abbazia di Pontida; al ritorno ebbe una sala nuova, disegnata da Tommaso Buzzi e inaugurata nel 1951 alla presenza di Luigi Einaudi.
Vi sono anche le raccolte pascoliana e foscoliana, oltre a innumerevoli raccolte tematiche dei generi più vari, dagli scacchi all'erotica; al piano superiore della balaustra, per dirne una, due porte mimetizzate tra i libri danno accesso al fondo Ovidio Scolari, dedicato alla magia dei prestigiatori. Scolari era il titolare della Casa Arte Magica di via Monforte, e alla sua morte, nel 1934, la famiglia donò alla Braidense 250 volumi sui giochi di prestigio, in gran parte inglesi e americani. Di tutt’altra magia si occupa l’ultimo grande arrivo, la «Bibliotheca semiologica, curiosa, lunatica, magica et pneumatica» di Umberto Eco: circa 1.300 libri antichi tra magia, cabala e alchimia, accanto allo studiolo dello scrittore ricostruito vicino alla Sala Manzoniana.
In due secoli e mezzo di vita si sono aggiunti codici miniati come i corali della Certosa di Pavia, incunaboli, pergamene scritte a mano, pervenuti grazie alle donazioni di famiglie aristocratiche o anche solo di singoli intellettuali. Una o due volte al mese, il mercoledì pomeriggio, vengono organizzate visite guidate gratuite su prenotazione, per poter trascorrere un’ora e mezza ad ascoltare la storia di un eccezionale polo culturale che vive in sale di legno di noce, ancora oggi perfettamente conservate e fruibili. Le scaffalature della Sala Maria Teresa, sotto due lampadari di cristallo di Boemia, furono progettate da Giuseppe Piermarini, lo stesso architetto del Teatro alla Scala (LINK), che nel 1785 ritoccò anche quelle seicentesche della sala dei Gesuiti. E va da sé, è una biblioteca: shhhhh!