MusAB – Museo Astronomico di Brera
La mitica cupola di Schiaparelli
Verso il 1760 due giovani gesuiti che insegnavano nel collegio di Brera, Pasquale Bovio e Domenico Gerra, presero l’abitudine di ritrovarsi la sera nella stanza di uno dei due. Volevano controllare con i propri occhi quello che spiegavano a lezione, e quando dalle loro perlustrazioni notturne saltò fuori una cometa, i superiori decisero di fare sul serio. Nacque così l’Osservatorio Astronomico di Brera, ancora oggi la più antica istituzione scientifica della città. L’Ordine era già noto per lo studio della volta celeste, tanto da aver fondato osservatori in mezza Europa, compresi quelli di Praga, Lione e Roma. A Milano il progetto fu di padre Ruggero Boscovich, che ci mise anche soldi di tasca propria e a cui si deve la costruzione della torretta ottagonale che ancora si vede spiccare sui tetti del Palazzo.
L’Ordine fu soppresso, il palazzo passò allo Stato e fu l'illuminato governo di Maria Teresa d’Austria, che fece nascere anche la Biblioteca Braidense (LINK), l’Orto Botanico e l’Accademia di Belle Arti, a mantenere l’Osservatorio, utile alla popolazione per la misurazione delle condizioni meteorologiche, la topografia e soprattutto contare il passare delle ore. Nel 1786, infatti, un decreto imperiale impose dal 1° dicembre l’ora alla francese, che contava le ore dal mezzogiorno invece che dal tramonto: quando il raggio di sole entrato dal foro nella volta del Duomo toccava la striscia d’ottone sul pavimento, dal sagrato partiva un segnale verso la torre del Palazzo dei Giureconsulti e da lì al Castello Sforzesco, dove un colpo di cannone annunciava il mezzogiorno a tutta Milano.
L’ora esatta rimase affare di Brera per quasi due secoli. Nel 1921 Senatore Borletti, che di nome faceva Senatore e senatore lo diventò davvero, padrone di una fabbrica di orologi e della Rinascente, finanziò un pendolo di precisione installato all’Osservatorio: ogni giorno, a mezzogiorno in punto, faceva suonare una sirena sul tetto del grande magazzino. Il sistema funzionò finché le bombe della notte tra il 7 e l’8 agosto 1943 non colpirono il palazzo.
Nel 1860, con la Lombardia appena passata ai Savoia, a risollevare un osservatorio rimasto senza personale né strumenti fu mandato un piemontese di Savigliano, Giovanni Virginio Schiaparelli. Due anni dopo, a ventisette anni, ne diventò il direttore più giovane di sempre, e lo restò fino al 1900: fu paziente, appassionato, a tratti estremo nella sua dedizione all'astronomia, tanto che da bambina la nipote Elsa, la futura stilista, si era vista unire con la matita i nei della guancia dallo zio, che le spiegò che formavano l’Orsa Maggiore (ne fece un talismano, lo portò come spilla e allo zio dedicò la collezione Zodiaco del 1938). Schiaparelli fu soprattutto il primo al mondo a dedicarsi profondamente all’osservazione di Marte, che descrisse minuziosamente e tenne d’occhio grazie al prodigioso telescopio che l’ingegnere Georg Merz fece costruire per lui: 218 millimetri di diametro per la lente, oltre tre metri di lunghezza per il fusto, un sistema ingegneristico pregevolissimo, tutt’ora funzionante e perfettamente integro.
Non serve più per le osservazioni, ma è il pezzo forte del Museo Astronomico di Brera, nato dagli strumenti che gli stessi direttori, a cominciare da Schiaparelli, avevano raccolto nel corridoio d’ingresso dell’Osservatorio. La galleria al secondo piano, riallestita nel 2020, ne espone un centinaio, e ci si sorprende del lavoro che più di duecento anni fa già portava a risultati di precisione infinitesimale: i cannocchiali che Megele costruì a fine Settecento con le lenti inglesi di Dollond, le aste con cui fu misurata la Lombardia, i micrometri a fili con cui Schiaparelli disegnava Marte, gli orologi a pendolo che davano l’ora alla città.
Come culmine del percorso si sale a piedi, senza ascensore, fino alla cupola del quinto piano che Schiaparelli fece costruire per custodire il telescopio, e dove trascorse lunghissime notti puntando verso il cielo, soggiornando spesso al piano inferiore (il sottocupola) quando troppo stanco per rientrare in casa (viveva sotto il campanile di San Marco, poco distante). È una base in muratura sormontata da un cilindro di legno rivestito di rame, che una manovella fa ruotare per orientare la fenditura, con la struttura e i meccanismi originali. La galleria è aperta il martedì e il giovedì pomeriggio ed è gratuita con il biglietto «La Grande Brera» della Pinacoteca (LINK). La cupola invece si visita soltanto accompagnati, in gruppi di sette persone, nelle date pubblicate di volta in volta sul sito del museo che trovate più su.