Brera
Il salotto della città
Per provare a respirare l’aria di una Milano che adesso sembra del tutto sparita. Era un orto mal coltivato (il nome origina da braida, parola longobarda che indicava i campi alle porte della città), poi andò crescendo e migliorandosi fino a diventare il fulcro della vita intellettuale e artistica della città: le stradine incrociate di ciottoli e portoni sono rimaste là, insieme all’atmosfera d’élite che negli ultimi trent’anni si è definitivamente affermata. Brera è oggi il quartiere enclave per eccellenza, nicchia contenuta e gaudente che risplende di altissime firme, localini caratteristici, musica. Non ha però, per fortuna, perso l’anima che l’ha resa così unica: è ancora il polo creativo più rimirato di Milano.
Maria Teresa d’Austria ne fu la madrina, quando nel 1776 prese in mano un ex collegio monastico e lo rese una cittadella del sapere, accanto alla specola astronomica che i monaci avevano costruito sul tetto: è quella che oggi è l'Accademia di Belle Arti, eccellenza della formazione universitaria nel mondo, che nel 2026 ha compiuto 250 anni ed è stata nel Diciannovesimo secolo il centro di gravità di alcune delle più importanti manifestazioni culturali d’Europa.
Alla sua Esposizione del 1859, pochi mesi dopo l’ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III, Francesco Hayez, che vi insegnava, presentò Il bacio, oggi appeso a pochi metri, nella Pinacoteca (LINK). Vale la pena di una visita anche solo per il cortile d’onore del palazzo, poetico e silenzioso (almeno quando non ci si festeggiano lauree), e arricchito dalla statua in bronzo di Napoleone in veste di Marte pacificatore, copia dell'originale di Canova, ormai icona di questo centro universitario e vivo (non si esclude il suo successo derivi dal suo statuario, è il caso di dire, fondoschiena).
Dall’Accademia si può accedere al maestoso Orto Botanico (LINK), graziosissimo angolo di quiete e scienza vasto 5000 metri quadri e recante circa 300 specie, a sua volta voluto da Maria Teresa nel 1774 sul terreno dove prima gli Umiliati e poi i Gesuiti coltivavano le loro piante. Negli anni della fondazione vi furono piantati due esemplari di Ginkgo biloba, un maschio e una femmina, che non si sono più mossi e dopo due secoli e mezzo sono ancora là, alti più di venti metri, con le foglie a ventaglio che in autunno diventano giallo oro e riconosciuti come alberi monumentali.
Oppure godere (ovviamente in silenzio!) dello splendore della Biblioteca Braidense (LINK), aperta al pubblico nel 1786, che conta circa un milione e mezzo di volumi ed è la terza d’Italia per patrimonio: tra gli scaffali di noce ci sono la biblioteca di Alessandro Manzoni, donata dagli eredi nel 1886, e dal 2022 i libri antichi di Umberto Eco, con il suo studiolo ricostruito accanto alla stanza manzoniana. Oppure ancora potreste accedere all’Osservatorio Astronomico (LINK), la più antica istituzione scientifica di Milano, da cui in una notte del 1877 poco adatta alle stelle doppie che stava studiando, Giovanni Schiaparelli puntò il telescopio su Marte e ne disegnò la prima mappa accurata.
E se davvero non dovesse bastarvi, la colonna sonora di tavolini e caffè non si ferma praticamente mai, appena fuori dal grande giardino, in un curioso avvicendamento con l'altrettanto caotico passato: fino alla legge Merlin del 1958 Brera fu anche uno dei quartieri a luci rosse di Milano, malfamato e popolare, dove i bordelli convivevano con gli artisti squattrinati che si davano appuntamento al Jamaica (LINK), aperto nel 1911: ci passavano Lucio Fontana, Ugo Mulas, Luciano Bianciardi, che nella Vita agra raccontò il quartiere degli anni Cinquanta, e Piero Manzoni, che lì firmò nel 1957 il Manifesto del Bar Giamaica Vi basterà sedervi un’ora per sentirvi come uno di quegli artisti che fecero Brera il gioiello che è.