Palazzo Marino

Una sala incredibile nel palazzo del Comune

Nel 1558, Tommaso Marino era forse l’uomo più ricco di Milano. Genovese, si era trasferito in città nel 1546 per raggiungere il fratello Giovanni, e aveva fatto fortuna, prima con l’appalto del sale (materia prima enormemente preziosa al tempo) e poi come banchiere dei regnanti spagnoli, che gli conferirono numerosi incarichi, fino a un seggio in Senato nel 1552. Teneva anche la cassa del papa, come depositario generale della Camera apostolica. Nel 1558, rimasto vedovo di Bettina Doria, si sparse perfino la voce che Paolo IV volesse dare il cappello cardinalizio a lui o al suo secondogenito.

Tanto rispettato quanto temuto (aveva alle sue dipendenze un nugolo di brutti ceffi che riscuotevano i crediti con le maniere forti), per certificare il suo status chiese all’archistar del tempo, il perugino Galeazzo Alessi, di realizzargli un palazzo dove abitare con la famiglia e ricevere ospiti. I lavori iniziarono e non andarono neanche troppo male (gli intagli erano degli scalpellini della Fabbrica del Duomo (LINK)), tanto che l’agente del duca di Modena scriveva che, una volta finito, il palazzo sarebbe stato «il più bello che si truovi in cristianità». 

Poi tutto cominciò a incrinarsi, fino alla morte di Marino novantasettenne, paradossalmente ritrovatosi sommerso dai debiti: i conti con gli spagnoli non tornavano, sulla carta la Corona gli doveva ancora somme enormi, ma non riconobbe i crediti e nel 1573 dichiarò anzi gli eredi debitori per 253.913 scudi. Alessi non potè essere pagato e il palazzo rimase incompleto. Fu rimaneggiato e ripreso nei tre secoli successivi (passò al nobile Carlo Omodei, poi divenne sede del Dazio), dopo le Cinque Giornate ospitò per qualche mese il Governo provvisorio di Gabrio Casati finché al 1861, anno dell’Unità d’Italia, Palazzo Marino venne eletto come sede del Comune di Milano. E lo è tutt’oggi.

È visitabile gratuitamente, su prenotazione, ed è un’ora che vale assolutamente la pena trascorrere. Un intreccio di sale maestose, da quella delle Tempere, con quattro grandi tele seicentesche sulle vite dei santi Pietro e Paolo arrivate da Villa Litta Modignani, a quella dell’Orologio, al primo piano, passando per la strabiliante Sala degli Arazzi. Il cortile d’onore, con le fatiche di Ercole e le Metamorfosi di Ovidio scolpite nella pietra, è scampato alle bombe del 1943 ed è ancora quello del Cinquecento, mentre nella Sala Gialla si incontra il ritratto di Tommaso Marino in persona.

La Sala Verde è dedicata all’ex presidente del Consiglio comunale Giovanni Marra, scomparso prematuramente nel 2004, a quarantatré anni. Qui pare sia nata 1575 Marianna de Leyva, nipote di Marino, poi consegnata alla storia come la Monaca di Monza, la Gertrude dei Promessi Sposi. Sontuosa la Sala Alessi, che fu il salone d’onore del palazzo: pavimento in marmo di Candoglia (lo stesso usato per la costruzione del Duomo LINK), affreschi, frontoni e due enormi busti che rappresentano Marte e Minerva. Ogni dicembre il Comune vi allestisce la mostra di Natale, con un solo capolavoro in prestito, a ingresso libero. Un sogno, a portata di mano per tutti, ma conosciuto da pochissimi.

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