Chiesa di San Marco

Il sarcofago senza volto

Prima di tutto, si tratta di una chiesa che risale addirittura al 1254, e già di per sé un po’ di brividini vengono, a rileggere la data. Fu fatta costruire da  Lanfranco Settala, priore generale degli Eremitani di Sant’Agostino, e fu la più grande di Milano fino al completamento del Duomo. Quasi otto secoli di storia fiera, dedicata al patrono di Venezia, che fornì preziosissimo aiuto a Milano per respingere e poi sconfiggere nientemeno che il Barbarossa (ma anche in questo caso, manco a dirlo, non è nulla di certo), culminati il 22 maggio 1874, quando Giuseppe Verdi diresse la prima esecuzione della Messa da Requiem, scritta per il primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni.

Ci sarebbe poi anche una curiosa stella di David nel pieno centro del rosone, sulla facciata principale (peraltro bellissima, la facciata gotica più completa della città, con le tre statue trecentesche di Sant’Agostino, San Marco e Sant’Ambrogio nelle nicchie): ma come, un simbolo ebraico, massonico, esoterico, sull’ingresso di una chiesa cattolica?* Nel Seicento, peraltro, il rosone era stato chiuso dentro un finestrone barocco: fu riaperto nel restauro del 1871 da Carlo Maciachini, lo stesso teorico del Cimitero Monumentale, che di stelle a sei punte, pentagrammi e trischeli ne ha disseminati su molte delle facciate a cui ha messo mano.

L’interno, rifatto in forme barocche nel Seicento, custodisce gli affreschi di Giovanni Paolo Lomazzo nella cappella Foppa (1570), una copia antica della Deposizione di Caravaggio e un presepe di sagome di carta dipinte da Francesco Londonio a metà Settecento. Ed è qui dentro che le domande davvero rimangono senza risposta. Nell’abside in fondo a destra rimane a riposare un sarcofago, su cui è scolpito a grandezza naturale il corpo di quello che doveva essere un nobile medievale (lo si capisce dall’abbigliamento e in generale dal fatto che una sepoltura del genere non era certo economica). Potete scrutarlo dai piedi in su, e arrivare fino al viso. O almeno, a quello che doveva esserlo: la lapide è infatti in perfette condizioni, eccezion fatta per la testa dell’uomo di pietra, che è stata evidentemente e accuratamente scalpellata via. Ad oggi, non si sa chi sia l’uomo raffigurato (e presumibilmente sepolto), né il motivo di questa punizione postuma. Un altro brividino vi sale su, lo sappiamo.

*Baround Tip: tranquilli, fino all’inizio dell’Ottocento la stella di David era comunemente utilizzata come figura ornamentale anche nelle chiese cattoliche. A partire dal diciannovesimo secolo iniziò a essere associata sempre più spesso all’ebraismo.

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