Casa Museo Alessandro Manzoni
Il ricordo dello scrittore per eccellenza
"Carta da parati a fiori bianca e giallina, un mazzo di rose dipinto al centro del soffitto, il ritratto senza cornice dell’amico Luigi Rossari, il seggiolone di cuoio accanto alla finestra e, sul caminetto, due spazzole, una per la barba e l’altra per i capelli". Una settimana dopo la morte di Alessandro Manzoni, l’Illustrazione popolare descriveva così la sua camera da letto; insieme allo studio in cui presero vita Renzo e Lucia, la monaca di Monza, l’Innominato e la Milano della peste, è l'unica stanza a conservare la disposizione di allora, ed è visitabile regolarmente.
La Casa del Manzoni, casa museo dedicata allo scrittore italiano per eccellenza, si trova tra le mura che Manzoni abitò dal 1813, quando pagò 107.000 lire a don Alberico de Felber per il palazzetto all’angolo tra la contrada del Morone e la piazza di San Martino in Nosiggia, oggi piazza Belgioioso. Il denaro arrivava dall’eredità che la moglie Enrichetta Blondel aveva appena ricevuto dal padre, e delle tante case in cui Manzoni abitò questa fu l’unica acquistata: ci rimase per cinquantanove anni, appunto fino al suo ultimo giorno. A convincerlo, oltre al giardino, era stata la vicinanza dei pochi amici veri, con Federico Confalonieri e Silvio Pellico in via Monte di Pietà, Carlo Porta e i Verri in via Monte Napoleone, Vincenzo Monti in via Brera.
In casa si arrivò a essere in dodici, con la madre, Enrichetta e nove figli. La vita di tutti i giorni si svolgeva al primo piano, mentre lo scrittore si era riservato al pianterreno uno studio appartato sul giardino, foderato da un migliaio di volumi. Lo studio di fronte era stato dato a Tommaso Grossi, che dal 1822 occupava due stanze della casa. La sera del 1° marzo 1837 si presentò qui Balzac, e i due non si capirono. Il 25 marzo 1862 arrivò Garibaldi, a rendere omaggio a «un uomo che tanto onora l’Italia». Si sentì rispondere che semmai era il padrone di casa a sentirsi «ben piccolo dinanzi all’ultimo dei Mille e più ancora dinanzi al loro Duce». Il 30 giugno 1868 Clara Maffei accompagnò Giuseppe Verdi, che alloggiava al Grand Hotel et de Milan, al primo e unico incontro tra i due.
Nel 1874 la casa finì all’asta giudiziaria e fu messa in vendita a 280.150 lire, per volere del figlio Enrico, industriale della seta che al padre aveva dato non pochi dispiaceri, per tutelare i propri figli minorenni. La comprò il conte Bernardo Arnaboldi Gazzaniga, che in ogni anniversario apriva ai visitatori lo studio e la camera da letto. Nel 1937 la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde la acquistò e la donò al Comune perché diventasse per sempre la sede del Centro Nazionale Studi Manzoniani, nato quello stesso anno. I lavori per riportarla com’era alla morte dello scrittore, interrotti dalla guerra, si chiusero il 15 dicembre 1965 con l’inaugurazione del Museo Manzoniano. Oggi la biblioteca supera i trentottomila volumi, ed è solo uno dei tratti preziosi di questo angolo di storia tutta italiana: perdetevi nel ricordo del pioniere della nostra lingua, negli spazi che lui stesso aveva vissuto.